8 gennaio 2007
Al Dr. ETTORE ONGIS
Direttore del quotidiano L’ECO DI BERGAMO
Bergamo
OGGETTO: Richiesta di rettifica ai sensi della legge sulla stampa.
Le chiedo di pubblicare integralmente l’allegata mia rettifica della notizia di stampa pubblicata sul quotidiano che Lei dirige nei giorni dal 3 ad oggi 8 gennaio 2007.
C’è qualcuno a cui davvero interessa sapere come la pensa Michele Luccisano, che è anche sindaco di un paese di poco più di 4.500 abitanti situato nella bassa pianura bergamasca, su come costruire all’intero del cimitero del paese un luogo (aggiungo, coperto ed al riparo dalle intemperie) destinato a dare l’ultimo saluto di parenti ed amici alla salma di un defunto?
E c’è ancora un organo di stampa, giornalistico, televisivo, radiofonico, via internet o murales, quotidiano o periodico, locale o nazionale, a cui interessa riportare quello che quel sindaco pensa davvero sulla polemica che è stata sollevata sulla questione in questi primi giorni del 2007?
Sono stato indotto ad una riflessione da due cose. Dallo stupore che con tutto ciò che succede in Italia e nel mondo, nei giorni tra il 3 e l’8 di inizio d’anno gli organi di stampa locali e nazionali abbiano voluto interessarsi del cimitero di Arcene. Ma anche – perché negarlo? – a causa della spiacevolissima vicenda che ha finito per riguardare la mia persona. E la riflessione che ho fatto riguarda il modo di dare le notizie da parte di certi organi di stampa. O, meglio, del modo di fare notizie. A Bergamo e nella sua provincia.
Ho dovuto rispondere in questi giorni di inizio d’anno ai cronisti ed ai giornalisti di alcune agenzie di stampa e delle redazioni di alcuni giornali e testate radiofoniche e televisive locali e nazionali interessati dal caso del Cimitero di Arcene. Vedendo, sentendo e leggendo i pezzi che ne sono stati ricavati, mi sono chiesto se la stampa è davvero ancora oggi capace di dare ed accreditare errate rappresentazioni delle idee e delle opinioni liberamente manifestate, finalizzando l’informazione ad un determinato risultato. E se vi sono direttori di giornali capaci di farlo infischiandosene della dignità e delle sensibilità delle persone loro malgrado coinvolte.
Penso che ciò sia avvenuto nei giorni scorsi a mio danno, a danno dei miei amici assessori del comune che amministro dal 13 giugno del 1999 ed a danno degli stessi arcenesi. E che la responsabilità sia ascrivibile al quotidiano locale di gran lunga più letto fra le famiglie della provincia bergamasca, L’Eco di Bergamo. Sicuramente più accreditato di quanto non lo fossero le mie smentite. Ed alla sua emanazione televisiva Bergamo TV. E’ infatti da quel quotidiano che le agenzie di stampa (l’Ansa per prima, che me lo ha confermato giovedì al telefono) e poi di rimando gli organi di stampa nazionale, hanno ripreso la notizia della prima pagina di giovedì 4 gennaio “Cimitero di Arcene, nuovo famedio senza croce: polemica in Comune. Sarà sostituita da figure geometriche”. Ed è dal quel quotidiano che hanno ripreso nei giorni successivi la notizia, sempre data con evidenza in prima pagina sabato 6 gennaio, “Arcene ci ripensa: la croce resterà nel cimitero”. Od ancora, domenica 7 gennaio, nel testo di un pezzo nella pagine interne di cronaca provinciale, “Il sindaco ci ripensa, la croce sarà sistemata e ricollocata”.
Come conseguenza, per esempio, ho preso le reprimende addirittura di un intellettuale (Gianni Vattimo), impropriamente chiamato in causa da Repubblica, e quelle del Presidente della provincia di Milano Filippo Penati, a sua volta chiamato in causa dal Corriere della sera. Io ed i miei amici assessori ne abbiamo sentite di tutti i colori da Libero, Il Giornale, Studio aperto. Anche radio Vaticana e il Vescovo Ausiliario Mons. Belotti si sono voluti riferire al caso ironizzando od additandoci a cattivo esempio di amministratori pubblici. Alcuni parlamentari hanno fatto dichiarazioni importanti, altri sembra hanno presentato interrogazioni al Governo. Insomma, di tutto e di più: come la Rai, che non ha mancato di fornire una sua versione sui fatti.
L’Eco di Bergamo dapprima ha ingiustamente accusato me ed i miei amici assessori di voler abbattere le croci in cimitero, e dopo di esserci pentiti per averlo pensato e di avere fatto per questo marcia indietro. È falso il primo assunto quanto e di più è inopportuno il secondo: il pentimento segue ad un peccato (per chi ha fede), o ad un errore (per chi non ne ha o più semplicemente non confonde il sacro con il profano). Noi non abbiamo peccati di cui pentirci e non è un errore non avere avuto qualcuno nella redazione de’ L’Eco di Bergamo che ci avvisasse per tempo della bufala che stavano per pubblicare con così grande rilievo.
Non mi consola il trovarmi in buona compagnia: nelle settimane scorse il quotidiano di Ettore Ongis ha sollevato un can can sul progetto del Comune di Bergamo di riservare uno spazio alle sepolture dei musulmani nel cimitero del quartiere cittadino di Colognola. Personalmente sono convinto di avere subito un’inaudita ed ingiustificata violenza ideologica che non ha niente a che fare con la difesa dei simboli e delle tradizioni cattoliche bergamasche. E che è ancora più grave per essere stata posta in essere in una situazione di stampa quotidiana che in provincia di Bergamo è assolutamente monopolizzata da’ L’Eco di Bergamo. A proposito, dr. Ongis, più influenza si ha, più moderati occorre essere nell’usarla.
A qualcuno interessa ancora (dopo che la frittata è stata fatta) sapere la verità del sindaco di Arcene ( e della sua Giunta), sulla questione che ha sollevato il putiferio spropositato dei giorni scorsi ed ha turbato la tranquillità di un paese e della sua gente? Sia detto per inciso: secondo me di questo il direttore Ongis dovrà pentirsi e fare ammenda come giornalista. Alla sua coscienza di cattolico se vorrà poi anche pentirsene con il suo confessore per il male che ha procurato, per esempio, alla mia sensibilità di cittadino e di pubblico amministratore.
Ma, dicevo, a qualcuno interessa ancora sapere realmente cosa sia successo ad Arcene con la questione delle croci al cimitero? La risposta è già in quello che precede, ma voglio darla così come nei giorni scorsi l’ho data rispondendo a quanti (tanti) hanno indirizzato alla mia casella di posta elettronica messaggi di protesta per il comportamento e le opinioni che mi sono stati attribuiti. A tutti ho risposto così:
Gentile Signore, l'hanno informata male. E come lei, purtroppo, sono stati informati malissimo tanti italiani. La notizia che le è stata riferita è stata riportata sui quotidiani locali e nazionali di mercoledì 3, è stata ripresa dai notiziari televisivi e radiofonici nazionali e locali nei giorni successivi ed affannosamente in questi giorni sto tentando di dire la verità su questa cosa che mi ha rattristato alquanto. E con me ha rattristato la mia Giunta ed i consiglieri comunali di maggioranza ad Arcene. Non ho mai avuto, non ho e non avrò mai certo la becera intenzione di offendere la coscienza religiosa di chicchessia con le mie azioni e con i miei pensieri, tantomeno mi è mai passata per la testa l'idea di abbattere le croci. La notizia che lei ha letto e/o sentito non ha niente a che fare con la realtà. Stiamo solo realizzando la copertura al posto nel Cimitero destinato a dare l'ultimo saluto ai defunti. Ed a chiedercelo è stato proprio il Parroco del paese. Grazie per il suo cortese interessamento. Cordialità
Due cose infine. La prima è che nonostante quello che è successo sulla stampa in questi giorni e la raccolta delle firme per non abbattere le croci in cimitero avviata dalla Lega Nord (a proposito, rieccoli i crociati!), il sindaco Luccisano ed i suoi assessori hanno continuato ad occuparsi di quello che ritengono sia da tempo il servizio che rendono al paese. Qualche esempio, dr. Ongis? È scritto nella lettera che le ha trasmesso oggi stesso uno degli assessori della mia Giunta, Pino Ravelli appunto. Ma glielo scrivo anche io. Abbiamo approvato il bilancio 2007, per esempio; abbiamo chiuso utilmente per il Comune una controversia con la società che gestisce la rete di gas-metano portando a casa un corrispettivo annuo di più di 58 mila euro, a fronte dei sei mila che ci hanno riconosciuto fino al 2005); abbiamo incontrato la società che sta costruendo la
fermata della ferrovia ed il secondo tratto di circonvallazione del paese per monitorare il calendario dei lavori; abbiamo concordato con la provincia di Bergamo un ulteriore accordo su come definire la realizzazione di un canale per la raccolta delle acque che costeggerà; abbiamo calendarizzato gli incontri con i soggetti che realizzeranno altri due tratti della circonvallazione; abbiamo assegnato ad una cooperativa edilizia l’area per costruire 13 mila metri cubi destinati alla costruzione di case di edilizia economico-popolare da vendere a prezzo concordati con il Comune ed assai più bassi di quelli di mercato; abbiamo preparato il bando per l’assegnazione delle aree artigianali da offrire a prezzo contenuto agli artigiani del paese; i nostri volontari hanno distribuito il Calendario degli Arcenesi che quest’anno riporta le foto delle famiglie di Arcenesi emigranti d’un tempo; abbiamo lavorato per mandare alla stampa il numero invernale del nostro Notiziario comunale.
Questo ed altre cose stiamo facendo e continueremo a fare mentre magari il suo giornale si divertirà a metterci ancora in . . . graticola (non in croce) con notizie strampalate come quelle che ha dato in questi giorni. E sono ancora convinto che lei ed i suoi collaboratori continuerete ad ignorare quello che facciamo preferendo fare notizie, anziché darne.
La seconda cosa è che mi auguro che situazioni del tipo di quella di cui sono stato personalmente vittima, inducano tanti democratici autentici a lavorare per un altro quotidiano in provincia: farà bene alla democrazia, farà bene ai cattolici come ai laici. E farà finanche bene a L’Eco di Bergamo: la competizione migliora.
Concludo davvero, dr. Ongis, e le chiedo di pubblicare per intero la presente come rettifica agli articoli che mi hanno riguardato. Ai sensi della legge sulla stampa, ovviamente. Sono stato lungo? Non l’abbia a male, lei mi ha dedicato sei giorni di attenzione.
Le porgo il mio saluto, laico e neutrale.
Michele Luccisano
Sindaco di Arcene